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L’avvelenamento sistematico delle studentesse iraniane

  • Immagine del redattore: Camilla Consonni
    Camilla Consonni
  • 13 mar 2023
  • Tempo di lettura: 4 min

11/03/2023

Le testimonianze sono numerosissime, i sintomi riscontrati sempre gli stessi: nausea, mal di testa, difficoltà respiratorie, debolezza, palpitazioni. A oggi, non si è riscontrato alcun decesso, ma il fenomeno continua a terrorizzare studentesse, genitori e professori di tutto il paese: oltre 1000 le studentesse colpite in 58 diversi istituti sparsi in tutto il paese. Chi prende di mira le scuole femminili iraniane? Per quali ragioni? Cosa sta succedendo in Iran?


30 novembre 2022

Il primo caso: 18 studentesse della città di Qom vengono portate in ospedale con sintomi riconducibili a un avvelenamento da gas tossico. L’istituto interessato, il Noor Yazdanshahr Conservatory, è una scuola unicamente femminile, la città in cui si trova uno dei fulcri religiosi e simbolicamente politici del paese: ospitava difatti la residenza da cui Khomeini condusse parte della rivoluzione del 1979, oltre a essere la città natale del fondatore dell’ordine islamico ismailita dei Nizariti.


13 dicembre 2022

Viene colpito nuovamente l’istituto femminile di Qom. 51 le ragazze interessate. La dinamica dei fatti sembra costante: nelle classi si diffonde una puzza sgradevole, paragonata dai testimoni a frutta marcia, e in pochi minuti si comincia a star male. Seguono corse in ospedale e ricoveri, ma entro 24 ore i sintomi spariscono e le vittime si rimettono completamente. L’istituto viene chiuso in via precauzionale.


14 febbraio 2023

117 ragazze colpite a Qom. Vengono riportati casi anche in un istituto maschile a poca distanza: verranno sottoposti a cure specifiche qualche studente, alcuni insegnanti e genitori accorsi per prestare aiuto, ma la maggior parte delle persone interessate è costituita da studentesse. In una situazione già tesa come quella dell’Iran di inizio 2023, il panico comincia a serpeggiare: decine di genitori protestano davanti ai palazzi governativi della provincia.


22-26 febbraio 2023

Il viceministro della Salute, Younes Panahi, appare confuso tanto quanto i cittadini riguardo agli agghiaccianti avvenimenti. In una prima conferenza parla di “dicerie” e “problemi di salute pregressi”. Poche ore dopo, la natura degli attacchi viene dipinta come intenzionale. Poi si ritratta. “Gli elementi chimici utilizzati non sono di uso militare, ma pubblicamente disponibili” dichiara Panahi, tentando di rassicurare la popolazione. L’effetto ottenuto, però, è quello opposto: quanti altri attacchi bisogna aspettarsi, se i composti sono così facilmente reperibili? Le difficoltà delle istituzioni nel gestire il dissenso e il panico sono evidenti ormai da mesi: la tensione continua a salire, donne e ragazze a essere vittime di violenze inaccettabili. La versione ufficiale, in attesa di ulteriori, improbabili svolte nelle indagini, è che “evidentemente, qualcuno voglia la chiusura di tutte le scuole (interessate)”.


28 febbraio 2023

Gli avvelenamenti si avvicinano alla capitale: a Pardis, 50 chilometri da Teheran, 37 ragazze avvelenate. Altre 200 verranno colpite nel corso della settimana in tutta la regione del Borujerd, nell’ovest del paese.


01 marzo 2023

Il Presidente Ebrahim Raisi chiede al Ministro dell’Interno di dare ufficialmente inizio alle indagini. Ad Ardabil, 100 ragazze in ospedale. Entro pochi giorni, appare chiaro quanto le investigazioni ufficiali risultino inefficaci, parziali e approssimative. Le testate internazionali iniziano a ipotizzare un coinvolgimento dello stesso governo iraniano e, di conseguenza, del clero istituzionalizzato. Data l’origine fortemente femminista e giovanile delle rivolte che, dall’uccisione di Mahsa Amini nel settembre 2022, hanno travolto il paese, potrebbe essere plausibile un tentativo di neutralizzazione dei movimenti di protesta che spesso mettono radici proprio nelle scuole.


06 marzo 2023

La Guida Suprema Khamenei definisce gli attacchi un “crimine imperdonabile”. Viene creata una task force per portare avanti le indagini. Altre studentesse finiscono in ospedale ad Ardabil e Teheran, dove pare vengano intimate da alcuni ufficiali di non condividere informazioni sull’accaduto. Il Ministro dell’Interno Vahidi dichiara che più del 90% delle studentesse interessate aveva riscontrato problematiche legate all’ansia nei periodi immediatamente precedenti agli ipotetici attacchi.


A livello internazionale, si diffonde l’ipotesi del “malessere sociogenico di massa”: alcuni psicologi, epidemiologi e tossicologi inglesi sostengono che le cause sarebbero da ricercare in fenomeni psicologici assimilabili al disturbo post-traumatico da stress. Analisi condotte su campioni di sangue e urine delle vittime (ottenuti per canali non ufficiali e, perciò, non affidabili al 100%) non presenterebbero alterazioni riconducibili ad avvelenamenti chimici. La natura quasi epidemiologica del fenomeno sarebbe quindi causata dal trauma condiviso degli ultimi mesi piuttosto che da motivi biomedici, come avvenuto precedentemente durante la guerra del Kosovo nel 1990 o nella Cisgiordania occupata nel 1986.


07 marzo 2023

La matrice religiosa estremista, ipotizzata dalle istituzioni sin dall’inizio delle indagini, pare trovare riscontro nella realtà: vengono effettuati cinque, generici arresti. Si racconta nello specifico di un individuo che avrebbe condiviso sui social video controversi e allo stesso tempo si diffondono voci su degli studenti che avrebbero fatto uno scherzo. Rimane tuttavia lo spettro degli estremisti islamici che, emulando atti terroristici dei talebani in Afghanistan e degli esponenti di Boko Haram in Nigeria, prenderebbero di mira le studentesse per intimorirle e tentare di impedire loro di ricevere un’istruzione.


L’emergenza è nuova, ma il governo iraniano rimane lo stesso: accuse formali vengono mosse contro giornalisti e attivisti; ai genitori viene impedito di far visita alle studentesse ricoverate; reperire campioni su cui svolgere analisi attendibili pare impossibile. Secondo Dan Kaszeta, specialista del RUSI in difesa contro le armi chimiche, biologiche e radiologiche, “Dobbiamo accettare la possibilità che non sapremo mai cosa sia successo o che forse, in realtà, stiamo mescolando diversi fenomeni separati”.


FONTI:


Camilla Consonni

 
 
 

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